Fondazione Exodus festeggia i 40 anni  

Nel 1984 il sacerdote veronese Antonio Mazzi la fondazione che sostiene i  ragazzi con tossicodipendenze ospitandoli in centri di accoglienza e cura

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Fondazione Exodus
Fondazione Exodus
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Nel 1994, don Antonio Mazzi, sacerdote “attivista” veronese, oggi 94 anni, decide di fondare Exodus, comunità che ha come obiettivo principale quello di offrire risposte pedagogiche a ragazzi con problemi di disagio sociale. La fondazione ha lo scopo di svolgere attività di prevenzione, assistenza, cura, formazione professionale e di reinserimento socio-lavorativo ai giovani tossicodipendenti o affetti da altre forme di disagio, ospitandoli in centri di accoglienza e cura, secondo le indicazioni ricavate dall’esperienza fatta sino ad oggi ed avvalendosi anche delle indicazioni provenienti da studi e consigli di esperti nel settore.

Don Antonio Mazzi.

Per il perseguimento delle proprie finalità socio-assistenziali Exodus svolge anche attività educative, formative e di aggiornamento rivolte agli insegnanti di scuole di ogni ordine e grado, genitori, educatori ed animatori, e inoltre attività di promozione rivolte ad adolescenti e giovani nelle forme e modalità ritenute più idonee.

Exodus persegue la propria Mission utilizzando un metodo consolidato basato su: promozione, prevenzione, formazione, ovvero offre gli strumenti necessari – valoriali, culturali ed affettivi – per affrontare con serenità, coraggio ed equilibrio le difficoltà della vita utilizzando le proprie risorse, senza ricorrere ad espedienti artificiali.

  • E ancora, cura, riabilitazione, reinserimento, mettendo a disposizione contesti dove si sperimenta la dimensione della comunità, dove la persona può vivere l’avventura del viaggio, della rinascita, con un percorso teso a colmare la distanza tra la disperazione e l’accettazione di sé. 
Don Antonio Mazzi ospite lo scorso anno a Palazzo Barbieri. Accanto a lui il sindaco Damiano Tommasi e l’assessore Jacopo Buffolo.

Il modello si articola in quattro fasi: la prima è quella di accoglienza, conoscenza reciproca ed elaborazione del programma; la seconda di autoconoscenza e approccio consapevole alla vita comunitaria; la terza di responsabilità e formazione professionale; la quarta di tirocinio lavorativo e reinserimento sociale.

A distanza di 40 anni quell’idea di un prete veronese, don Mazzi, è una solida realtà e ha salvato la vita a tanti ragazzi e ragazze, uomini e donne.

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