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La gente è spesso convinta che gli scout si mettano a servizio aiutando le persone anziane ad attraversare la strada o attività del genere. 

Ma non è solo questo: l’attività di servizio serve a «provare a lasciare il mondo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato», ma è anche un modo per indirizzare i ragazzi all’aiutare il prossimo, intraprendendo così la strada verso la felicità. Come diceva Robert Baden Powell, fondatore del movimento scout, «Il vero modo di essere felici è quello di aiutare gli altri».

Per avere una conoscenza più completa di questo stile di vita scout abbiamo intervistato Ethan De Battisti riguardo alla sua esperienza di servizio da capo scout nel Vr 8 e nella vita di tutti i giorni.

A cosa serve il servizio?

Scriveva Baden Powell: “La repressione delle tendenze egoistiche e lo sviluppo dell’amore e dello spirito di servizio del prossimo aprono il cuore alla presenza di Dio e producono un cambiamento totale nella persona, dandole un’autentica gioia celeste, tanto da farne un essere completamente diverso. 

Il problema per lui diventa ora non “cosa mi può dare la vita”, ma “cosa posso dare io nella vita”. Il servizio non è solo per il tempo libero. Il servizio dev’essere un atteggiamento della vita che trova modi per esprimersi concretamente in ogni momento. Non riceviamo una paga o una ricompensa per un servizio reso, ma proprio questo fa di noi, che lo rendiamo, uomini liberi. Non lavoriamo per un datore di lavoro, ma per Dio e per la nostra coscienza”.

In queste frasi si può ritrovare il senso più profondo del servizio: facendo qualcosa per gli altri non solo ci occupiamo della comunità, ma ci rendiamo liberi in quanto ci occupiamo anche del nostro prossimo, intraprendendo così la strada verso una felicità più autentica.

Il clan del vr 8 durante la sua ultima uscita di servizio alla base scout di Villa Buri

L’attività di servizio può aiutare a crescere?

Sicuramente sì; con il servizio ci mettiamo in gioco: mettiamo a disposizione i nostri talenti, ne acquisiamo di nuovi ed entriamo in una relazione più profonda con la comunità in cui viviamo.

Non ci limitiamo ad essere spettatori passivi della realtà che ci circonda, ma ne vogliamo far parte appieno per poter dare il nostro contributo. Nel servizio incontriamo idee diverse dalle nostre o mettiamo alla prova noi stessi, e questo ci aiuta ad elaborare una mentalità nuova e a crescere.

Che tipi di servizio ci sono?

Non c’è una vera e propria “lista dei servizi”, un menù da cui scegliere: ognuno dovrebbe cercare l’ambito in cui si sente più a suo agio, o competente, o in cui pensa di potersi mettere alla prova, purché sia una scelta consapevole e che l’attività svolta sia volontaria e gratuita.

Ogni volta che facciamo qualcosa per la comunità in cui viviamo, e lo facciamo senza aspettarci una ricompensa, ci mettiamo a servizio.

Per uno scout poi l’idea di servizio sottintende anche una certa continuità; non si tratta di una semplice attività occasionale, ma dovrebbe essere un impegno serio da portare avanti nel tempo, per quanto ci sia possibile. Ad esempio dedicare del tempo in un centro per anziani, o insieme a delle persone con disabilità, o con dei bambini.

Un altro bell’esempio sta nel ripulire periodicamente una strada o un parco pubblico dalle erbacce o dalla sporcizia, o prendersi cura di animali; collaborare con associazioni che promuovono la legalità o il rispetto per l’ambiente o per altre nobili cause; animare il coro della parrocchia o aiutare nella gestione della biblioteca comunale…tutto questo può essere un servizio da svolgere con passione per la comunità.

Cos’è che ti piace del fare servizio?

Mi piace l’idea di poter essere utile anche solo un po’ alla comunità: non mi piace lamentarmi e trovo sciocco lamentarsi di qualcosa che non funzioni senza però provare a darsi da fare per migliorarlo.

Poi c’è anche la relazione con la comunità, perché nel servizio ci si riscopre più legati alla realtà che ci circonda e si possono instaurare rapporti con le persone che si danno da fare per lo stesso fine.

Potresti raccontarci qualche attività di servizio che hai fatto da scout?

Nel mio percorso scout ho potuto collaborare per l’organizzazione di un evento comunale o per la gestione in sicurezza delle messe. Non mancano anche servizi rivolti all’ambiente, come la sistemazione di parchi (ad esempio Villa Buri a Verona, storica base scout; oppure lo Spensley Park a Genova).

Un esempio di servizio scout alla base storica di Villa Buri

Ma queste sono state per lo più attività di breve durata, magari di un paio di giornate o all’interno di un campo estivo di una settimana.

Il servizio che svolgo è quello di capo scout, che mi ha aiutato a fare del mio meglio per essere testimone di uno stile di vita rivolto agli altri.

Hai avuto possibilità di svolgere un servizio anche al di fuori da scout? Se sì, in che modo?

Dedicando il mio tempo al servizio come capo scout difficilmente ho avuto l’opportunità di fare altro. In passato ho avuto modo di mettermi a disposizione come animatore del grest, un’esperienza abbastanza comune che penso sia sempre bella; un’altra occasione che ho avuto è stato un progetto che ho portato avanti all’università insieme ad alcuni compagni di corso volenterosi.

In sostanza avevamo a disposizione una piccola stampante 3D e il professore ci aveva messo a conoscenza di un’associazione di nome E-nable che offre a tutti gli interessati dei disegni da cui partire per produrre delle semplicissime protesi di avambraccio o mano; l’idea era quella di provarci anche noi per riuscire poi a spedirne alcune ad organizzazioni che operano in Asia con bambini mutilati dalle mine sparse durante le guerre.

Per diversi mesi ci abbiamo lavorato, poi sono subentrati gli impegni per la laurea e quindi ho dovuto lasciare il posto ad altri; non so se stia proseguendo, ma mi fa piacere pensare di aver portato anche all’università un pochino dello spirito di servizio che contraddistingue gli scout. Tutti possono trovare un’occasione, piccola o grande che sia, per fare servizio.

Cosa spinge gli scout a fare questa attività?

Dobbiamo ricordare che “il bene va fatto bene” e per far questo dobbiamo innanzitutto essere felici di ciò che facciamo; quindi alla base delle motivazioni deve necessariamente esserci anche una componente di soddisfazione personale, che però, come detto in precedenza, non è fine a se stessa ma è rivolta al bene comune.

Facendo servizio cresciamo, perché siamo consapevoli di fare la nostra parte – seppur piccola – e nessuno potrà rimproverarci di non aver fatto nulla per la comunità. Fare servizio, cioè mettersi a disposizione della società volontariamente, nelle modalità che più ci aggradano, ci porta verso una vita più significativa e felice.

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Ho diciassette anni e mi piace camminare in montagna e osservare la flora e la fauna dei luoghi che visito. Amo leggere e il mio genere preferito è il fantasy: leggo spesso libri di Tolkien come “Il Signore degli Anelli”. A volte leggo anche romanzi gialli e romanzi storici, dato che una delle mie materie preferite è proprio la storia; mi piacciono tanto anche le altre materie. Suono il pianoforte, mi piace nuotare e sono uno scout. Ho la passione della fotografia e io e la mia macchina fotografica siamo pressoché inseparabili: ogni volta che andiamo in vacanza o che facciamo una semplice passeggiata, la porto sempre con me, perché non si sa mai cosa si può fotografare di bello. Ho scelto il classico perché mi piacciono le materie classiche e nella mia famiglia è quasi una tradizione. Abito a Castel d’Azzano. Sono una persona gentile, altruista e comprensiva. Da grande mi piacerebbe fare lo storico anche se ho anche altri progetti.

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