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Il poeta greco Omero vedeva la psiche (dal greco φυχη) come una cosa che caratterizza ognuno di noi e che abbandona il nostro corpo dopo la morte. Nel XIX secolo nasce la psicologia moderna e il concetto di psiche diventa più scientifico, ovvero l’insieme delle dimensioni del pensare e del sentire e si studiano le conseguenze che questo ha sul corpo, sul comportamento e soprattutto sul modo di relazionarsi con gli altri. 

Per capire come opera uno psicologo e psicoterapeuta, abbiamo intervistato la dott.ssa Karen Manni. È esperta in insonnia e si occupa di ansia, blocchi emotivi, autostima e crescita personale. Lavora, inoltre, in ambito clinico, ed è docente di corsi online e in presenza, realizza progetti psico-educativi in varie scuole di Verona e provincia.

Che differenza c’è tra psicologo e psicoterapeuta? 

Lo psicologo ha conseguito una laurea in Psicologia, mentre lo psicoterapeuta prima diventa psicologo, poi fa una scuola di specializzazione. Lo psicologo non può curare, è solo sostegno; lo psicoterapeuta, invece, cura. Ancora diverso è lo psichiatra che è medico.

Cosa l’ha spinta a fare questo lavoro? 

Mi ha sempre affascinato la psicologia, mi è sempre piaciuto sapere cosa c’è e cosa succede dietro le emozioni. Da piccolissima mi sarebbe piaciuto diventare veterinaria, ma mi spaventava molto, quindi, dai tempi del liceo ho sempre pensato di voler fare questo tipo di professione.

Su quali problematiche e patologie è specializzata? 

Sono specializzata principalmente in ansia, disturbi dell’umore, depressione e, negli ultimi due anni, in insonnia e disturbi del sonno.

Come si svolge una sua seduta? 

Le mie sedute durano circa cinquanta minuti. Nei primi incontri ci si dedica alla valutazione del tipo di disturbo che un paziente ha, dopo di che si fa un contratto terapeutico: si stabiliscono gli obiettivi che si vogliono raggiungere in terapia e da lì si parte.

Una fase importante è la revisione dei compiti a casa, perché nell’indirizzo cognitivo-comportamentale (la mia specializzazione) si danno dei compiti. Questo serve per aumentare l’aderenza del paziente al trattamento; non si lavora, quindi, solo in seduta, ma il paziente si deve attivare anche tra una e l’altra. Pensando all’ansia, un compito comportamentale potrebbe essere esporsi un po’, oppure fare compiti scritti, per esempio tenere un diario dell’autostima. C’è un’infinità di compiti, ma variano a seconda del disturbo che si cura.

Perciò si può dire che la terapia avviene più a casa che in seduta?

In un certo senso sì. Durante una seduta do delle indicazioni, spiego l’esercizio. La volta dopo si valuta quello che il paziente ha fatto in tutti i contenuti. L’obiettivo della psicoterapia è far riflettere il paziente da un nuovo punto di vista, in modo che metta in discussione i pensieri che sono l’origine di una sua sofferenza.

Tra i suoi pazienti ci sono adolescenti o bambini? 

Sì, seguo qualche paziente adolescente in psicoterapia, soprattutto con disturbi di ansia o bassa autostima. Non si può fare la psicoterapia sotto gli otto anni, poiché i bambini non hanno le cognizioni adatte per fare dei pensieri. In questo caso mi trovo con i genitori.

Nel periodo della pandemia è cresciuto il numero di pazienti tra i giovani?

Molto. Tra ragazzi c’è un aumento di ansia quindi un po’ di depressione, questo perché l’isolamento e il confinamento portano a questo tipo di pensieri. C’è anche un aumento di casi d’insonnia poiché è sintomo di questo tipo di disturbi. 

Passare del tempo a contatto con una persona crea legami. Come fa a tenere separata la vita privata e quella lavorativa? 

Legami no, ma tenerla del tutto separata è difficile, perché i miei pazienti mi fanno entrare nella loro vita e io ci sto. Con alcuni di loro si instaura per forza un legame di attaccamento, ma che è anche la base di una buona relazione terapeutica. Non vuol dire esserne amica, ma che il paziente si fida. 

In poche parole lei è un familiare che vede le cose da un punto di vista professionale.

Più o meno. Soprattutto con gli adolescenti, ai quali mando qualche messaggio, solitamente per stabilire gli appuntamenti, a volte anche per tenerli ancorati e per sapere come stanno.

Una domanda personale: riesce a usare le sue abilità da psicologa con la famiglia o con gli amici? 

Con gli amici no. In famiglia è diverso. Alcune mie conoscenze a livello di teoria mi hanno aiutato, specialmente con il mio primo figlio. Non posso dire di essere una mamma perfetta, anzi. Sono partita un po’ avvantaggiata perché so, ma da lì a dire che sapere equivale a essere una madre perfetta, allora no. 

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Ho 15 anni e frequento la V Ginnasio alle Stimate. Ho scelto questo indirizzo perché mi sono sempre piaciute le materie umanistiche, soprattutto la letteratura e la storia. Sono una ragazza solare e sorridente e cerco di vedere il lato positivo delle cose, so anche essere molto pigra, infatti, non pratico sport. Sono sempre stata abituata ad ascoltare molta musica, fin da quando ero piccola; ora è la mia passione più grande. Ascoltandola, mi libero da tutti i pensieri, mi isolo e, quando ho delle giornate no, mi rallegra. Potrei passare giorni e giorni ascoltandola e non mi stancherei mai. Mi piacciono molto anche i film e serie polizieschi o thriller; la mia serie preferita è Criminal Minds, infatti, mi ha sempre affascinato il mondo della criminologia. Nel futuro vorrei fare un lavoro in cui potrò aiutare le persone, mi piacerebbe lavorare nel campo della medicina o della psicologia.

1 commento

  1. Bellissimo questo argomento trattato, specialmente in questo periodo ne abbiamo molto bisogno tutti. Mi piace la scrittrice chiara e sintetica. Brava

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