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Cosa vuoi fare Di grande? A questa e più domande hanno dato le loro opinioni lo scrittore e insegnante Alessandro D’Avenia e il filosofo Silvano Petrosino in un recente webinar online, dando ai giovani partecipanti delle scuole superiori degli spunti di crescita e di consapevolezza su quella che viene considerata da tutti una scelta importante: la scelta universitaria. 

Fondazione Rui

Il webinar si è tenuto martedì 16 marzo a posti chiusi tramite Zoom. Questo incontro è stato promosso dalla Fondazione Rui, un Ente Morale che gestisce Collegi Universitari di Merito (che accoglie nelle sue residenze studenti nazionali e stranieri e che promuove servizi educativi di orientamento e di integrazione) rappresentato in questo evento da Benedetta Albertazzi in merito al Progetto Universitas, rivolto agli studenti del quarto e del quinto anno delle superiori. Questo progetto di carattere nazionale, che tocca il tema dell’orientamento e si svolge su un lungo arco di tempo (due mesi), prevede l’assegnazione di un esperto di orientamento al singolo ragazzo che ne farà richiesta, in modo da aiutare i giovani a trovare la loro strada. A fare da mediatore nella discussione è stata la giornalista de La Stampa, Sara Ricotta. Qui di seguito sono segnate le domande e le risposte più significative dell’incontro.

Locandina dell’evento

Perché questo titolo?

Alessandro lo ha descritto così: «Socrate parlava della presenza dentro ciascun uomo di un daimon, una specie di elemento divino, un qualcosa che guida in maniera misteriosa i nostri occhi, tanto che i greci parlavano della felicità con un termine che è l’eudaimonia, cioè l’essere nel giusto daimon – e ha continuato dicendo che nel caso degli studenti – più che decidere si tratta di scoprire», scoprire quindi il nostro daimon, le nostre inclinazioni e passioni. Così si spiega il titolo “che cosa vuoi fare di grande?”, che sostituisce una domanda che spesso massacra i bambini “che cosa vuoi fare da grande?”, perché ha dentro di sé una visione parziale dell’uomo che limita il compimento dello scopo della nostra vita solo dal raggiungimento della maggiore età, mentre “nella realtà non c’è un momento magicoin cui noi capiamo che cosa fare nella vita. Quindi dentro di noi abbiamo un daimon fin da piccoli che ci dice a cosa siamo predisposti, solo che noi non lo ascoltiamo ed infatti, i primi ad accorgersi delle nostre potenzialità non siamo noi stessi, ma sono gli altri, soprattutto gli insegnanti.  

Vocazione e lavoro

Sul tema della vocazione professionale D’Avenia ha spiegato che «la vocazione, nel momento in cui hai trovato il daimon, è capace di essere feconda qualsiasi cosa accada», invece sul tema del lavoro ha ribadito che «l’unicità di una persona passa attraverso i suoi limiti e le sue capacità, mentre oggi veniamo imbotti da una cultura che ha sostituito alla parola lavoro, la parola carriera, quindi qualche cosa che è una corsa e se tu non sei abbastanza veloce e se tu non sei abbastanza allenato e se tu non azzecchi tutto al primo colpo sei già in ritardo», cosa negativa perché toglie all’uomo la possibilità di ritardare e di sbagliare. Questo distrugge i sogni dei ragazzi. Infatti questo ha determinato che «la paura oggi viene dalla paura di decidere, di chiudersi delle porte, di sbagliare e di mettersi in gioco». Mentre dobbiamo prendere coraggio, assumerci delle scelte e chiederci: “domani tu ti svegli e dove vai?”, cioè un domani ipotetico quando mi sono svegliato, cosa sogno di fare per tutta la giornata? Che lavoro vorrei veramente fare ogni giorno? Ovviamente lavorare non significa non fare fatica, la fatica c’è e bisogna accettarla perché è giusto così.

Esistono i talenti?

«Nessuna persona seria parla di talenti. – ha ribattuto Silvano alla domanda della giornalista su questo tema, – Solo i mediocri parlano di talenti. E soprattutto solo i mediocri parlano dell’eccellenza. I talenti esistono, ma il talento non è qualcosa che c’è e che se uno apre il cuore o la testa lo trova, perché il talento si forma nella risposta che la persona gli dà», e quindi nella misura in cui lo fa fruttare.

I genitori aiutano sempre i figli nelle scelte?

In questo caso Petrosino è stato molto critico. A suo parere nella scelta dell’università i genitori, a volte, sono i peggiori nemici dei propri figli, perché li influenzano o li costringono a fare gli stessi studi che hanno fatto loro, a fare lo stesso lavoro cha stanno facendo loro…una specie di sudditanza dei figli alle scelte dei genitori dovuta al fatto che il padre o la madre pretendano che essi siano a loro immagine e somiglianza. Il problema è che a volte i figli li assecondano per non deluderli sviando dai loro desideri e dai loro sogni. Ma così facendo sbagliano.

Come affrontare la paura?

«Prendendo coscienza che la scelta dell’università non è la scelta della nostra vita – affermazione che da un filosofo è facile aspettarsi, – perché l’università è importante me non è tutto, è un po’ per finta, per davvero sono l’affetto, le persone, la fede…»; «poi è ovvio che se associ la tua vita a quello che vedi in tv o ai personaggi della tv hai sbagliato tutto».  Un po’ meno filosofico il commento di D’Avenia, che ha sottolineato come oggi la frase che va per la maggiore è «se io non studio non troverò lavoro», frase erronea perché guidata appunto dalla paura, ma la paura non deve essere un limite, «devi starci dentro la paura e trasformarla in una sana inquietudine», anche perché qualsiasi essere umano su questa terra ha paura perché è un sentimento del tutto normale.

Può una persona essere all’altezza di qualcosa?

«Nessuno è all’altezza», quindi la risposta per Silvano è sempre NO, «si è sicuri solo alla fine» delle scelte della nostra vita. In questo caso ha trovato una metafora molto efficace, la vita «è come andare in bicicletta, se guardi i piedi cadi, invece devi guardare avanti», quindi non guardiamo ai nostri limiti, alle nostre incertezze, alle nostre delusioni e alle nostre paure perché nessuno è all’altezza, l’importante è guardare sempre avanti fissi al proprio obiettivo di far fruttare la nostra vita al meglio.

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