Tempo di lettura articolo: 6 minuti

La natura, quando pensiamo ad essa nel suo insieme, non è soltanto bella o ammirabile, ma dentro di sé svolge straordinarie funzioni essenziali per la nostra sopravvivenza.

Abbiamo quindi tutti il dovere di preservarla. Basta pensare al futuro: come saranno le nuove generazioni se non avranno un pianeta in cui vivere, abitare, relazionarsi con il prossimo? Senza natura non ci sarebbe la vita e per questo si parla dell’importanza di essere biodiversi.

Che cos’è la biodiversità?

La possiamo sicuramente identificare come una parola nuova per un aspetto antico del nostro pianeta Terra. Anche se è nato soltanto durante gli anni Ottanta dello scorso secolo, il termine descrive una serie di caratteristiche che accomunano l’ecologia e che hanno ripercussioni assai rilevanti sulla nostra vita.

Stuart Pimm, uno dei più importanti ecologi del Ventesimo secolo, sottolinea quanto il concetto di biologia sia ampio: «Io studio la perdita della diversità delle specie viventi, preferisco, infatti, utilizzare i termini geni, specie ed ecosistemi. Ritengo che stiamo perdendo anche la diversità genetica e quella della specie umana: la diversità culturale umana si impoverisce a un ritmo spaventoso».

Valori e livelli del concetto di biodiversità

Tra i non addetti ai lavori la biodiversità è percepita come una qualità immessa e positiva all’interno di un ambiente che riguarda il numero di specie che lo abitano. Questo numero è stato sempre una prima e importantissima indicazione della complessità degli ecosistemi, anche se per gli ecologi non tutte le specie globali, né le loro combinazioni, hanno il medesimo valore.

TARTARUGA MARINA animale che, a differenza di quello terrestre, a causa della pesca è già da molto tempo a rischio

C’è poi un ulteriore livello: quello di tipo funzionale che prende in esame aspetti degli ecosistemi che interessano anche l’uomo. Sono quelli legati alla resilienza, cioè alla capacità di tornare alla struttura originaria dopo aver subito delle perturbazioni, legate ad eventi climatici estremi o a episodi di inquinamento.

Una storia di alti e bassi

La complessità degli ambienti terrestri, misurata con questi parametri, non è sempre stata la stessa. All’inizio della storia della vita sulla Terra, le specie erano molto poche. I cambiamenti indotti dalla vita, come l’arricchimento di ossigeno in atmosfera e la colonizzazione di ulteriori ambienti, come la terraferma, hanno reso disponibili nuovi spazi.

La storia della vita poi è segnata da alcune grandi estinzioni. Dopo questi episodi la biodiversità è sempre andata aumentando a dismisura, fino ad arrivare ai giorni nostri caratterizzata da continue estinzioni.

TRAMONTO, forse solo così vediamo la straordinaria bellezza della nostra Terra?

 Ma, per avere un’immagine chiara del fenomeno attuale occorre definire quali siano le regioni della Terra più ricche di specie viventi, quelle che gli ecologi amano definire l’Hotspot di biodiversità e perché, di fatto, lo siano. Per riuscire nell’impresa non si possono contare tutte le specie presenti, ma occorre restringere il censimento a quelle che conosciamo maggiormente. Un esempio sono i mammiferi, gli uccelli oppure le farfalle. Le analisi, che vanno aumentando, sono quasi arrivate sempre alla stessa conclusione: le regioni più ricche di biodiversità sono quelle tropicali, soprattutto le foreste equatoriali e le barriere coralline. Passando dalle regioni artiche all’Equatore, la biodiversità aumenta in modo lineare.

Un video di Hub scuola che ci mostra concretamente che cos’è la biodiversità

Per noi!

FORESTA TROPICALE, il principale polmone del nostro Pianeta

Ma perché tutto questo parlare di biodiversità, di numero e interazione tra le specie? A cosa servono tutti questi animali o piante sparsi per il mondo? Stuart Primm afferma che gli elementi più importanti stanno nelle tre “e”: etica, estetica ed economia. Grazie alla presenza di un numero vasto di specie, la natura introduce una serie di servizi per gli ecosistemi utili per l’umanità.

Per esempio, la produzione di ossigeno da parte della vegetazione, oppure quella di legname, o ancora il fatto che nella foresta ci siano specie animali e animali che possiamo utilizzare come nutrimento o per ricavare medicine. L’elenco di questi servizi è enorme. Una delle ultime analisi ne cita almeno 22, classificabili in quattro categorie: la produzione di beni, la regolazione, i servizi culturali e altri che sono alla base delle precedenti.

Nel primo gruppo rientrano l’agricoltura e la pesca, ma anche la disponibilità di fibre vegetali, di legno, di risorse genetiche e biochimiche. Il secondo comprende la regolazione del clima esterno e le limitazioni a possibili malattie, così come la purificazione e il controllo del ciclo d’acqua e dell’impollinazione. Il terzo gruppo gli aspetti culturali e spirituali delle biodiversità e quelli collegati all’ecoturismo. L’ultimo comprende la composizione e formazione del suolo (la terra, in particolare il fondale marino, si compone attraverso la decomposizione degli esseri viventi), il riciclo di assorbimenti e la produzione di anidride carbonica, che reca come causa l’abbattimento dell’effetto serra di origine antropica.

I numeri non mentono

Secondo lIpbes, più di due miliardi di persone fanno affidamento sul combustibile legnoso per soddisfare il proprio fabbisogno energetico primario, e circa il 70% dei farmaci utilizzati contro i tumori sono naturali o prodotti ispirati alla composizione naturale. Oltre il 75% delle colture alimentari globali comprese frutta, verdura, caffè… fa affidamento sull’impollinazione di tipo animale. Gli ecosistemi marini e terrestri assorbono in modo naturale le emissioni di carbonio, con l’assorbimento equivalente del 60% delle emissioni antropiche globali.

Se salviamo l’ambiente, salviamo noi stessi

Mantenere costante l’integrità degli ecosistemi serve a conservare nel tempo queste funzioni vitali. Sono sempre servizi che, però, l’umanità ha sempre considerato completamente gratuiti e garantiti dalla natura. Per questo ha fatto assai pochi passi per rispettare gli ecosistemi che la circonda. L’abbattimento delle foreste tropicali, considerate da molti i polmoni della Terra, la trasformazione di praterie e savane in terreni a fini agricoli o dediti al pascolo, l’inquinamento dei mari e dell’atmosfera sono tutti aspetti che minacciano l’esistenza di migliaia di specie animali e vegetali, inclusa anche quella umana.

Basti pensare che dall’inizio della pandemia del Coronavirus, si sono susseguiti degli studi che denunciano la distruzione della natura come uno dei fattori principali che causano la diffusione di virus letali nel pianeta.

CIME INNEVATE, le vedremo ancora con il riscaldamento globale?

Tutto ciò ha trasformato la scienza fondata sull’ecologia, che ora non si limita più soltanto allo studio degli ecosistemi, ma cerca anche di fare in modo che le specie che li compongono non si estinguano, cercando di salvaguardare l’ambiente. Le cause principali d’estinzione sono: la distruzione degli habitat, il sovra-sfruttamento (ovvero la pesca eccessiva e la caccia che minacciano molte specie), specie aliene (specie provenienti da lontano che minacciano quelle autoctone), il cambiamento climatico ed infine l’inquinamento.

L’Italia e la biodiversità

Con la sua ricchezza e varietà di ambienti, l’Italia è un Paese ricchissimo di biodiversità. Delle 57.468 specie animali presenti, ben 4.777 vivono soltanto da noi. Molti animali, fra cui numerosi uccelli, trovano qui un ambiente ideale per riprodursi. La metà di tutte le specie vegetali europee, infine, ha piantato radici in tutta la zona italiana.

Un video che ci racconta la biodiversità dell’Italia

Articolo precedenteIl blocco del Canale di Suez e la Flotta Gialla
Articolo successivoUcraina: polveriera d’Europa
Camilla Fezzi
Amo il mio nome, dotato di una duplice sfaccettatura: dolce e affettuosa, ma, al contempo, forte e decisa. Mi chiamo Camilla e il mio carattere rispecchia questa duplicità. Amo scrivere e leggere romanzi, anche storici, perché possono farci vivere momenti di vita passata da non dimenticare. Però i libri fantasy e di fantascienza mi hanno aperto le ali della fantasia, portandomi a trovare sublime anche la più minuziosa descrizione. Amo l’aria aperta, vivere ciò che può essere vissuto, percepire il vento sulle guance e i raggi solari che si intrecciano alle ciglia. Mi piace l’attività fisica: da cinque anni pratico tennis, seppur la mia carriera sportiva nasca con la danza classica e la pallacanestro. Suono il pianoforte che, al pari di me, è dotato di note alte e basse, tasti bianchi e neri. Apprezzo tutte le materie nelle loro diversità: da quelle umanistiche centrate sul pensiero, la filosofia e l’animo umano fino a quelle scientifiche che con numeri e formule ci portano alla statistica, al concetto illuminista e alla ragione. Avere 15 anni vuol dire trovarsi nell’inquieta adolescenza, da attraversare e vivere cercando di trovare ogni giorno la sfaccettatura migliore.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here