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A largo delle coste di Tahiti, nel mezzo dell’Oceano Pacifico Meridionale, alcuni ricercatori oceanografici durante un’immersione hanno scoperto una nuova barriera corallina che, per la sua lunghezza di circa tre chilometri, è considerata dall’UNESCO una delle più grandi al mondo.                                                                                                                                    

Si tratta di un rinvenimento tutt’altro che comune, che ha colpito fin da subito gli scienziati e ha suscitato in loro molte domande.

Un “giardino fiorito” unico nel suo genere

La Polinesia, luogo della scoperta, negli ultimi anni ha visto un peggioramento delle condizioni delle sue barriere coralline, a causa dell’azione aggressiva dell’uomo e della recente eruzione del vulcano Tonga. Tuttavia, inaspettatamente, l’ecosistema appena scoperto non è stato danneggiato, scatenando perciò la curiosità di molti. Solitamente i coralli si sviluppano a non più di 25 metri, mentre, in questo caso, si trovano tra i 30 e i 65 metri di profondità.                                                                            Per gli studiosi questa è stata la salvezza dell’ecosistema. A tale distanza la luce solare riesce, in quantità minore, a raggiungere i coralli e a permettere la loro sopravvivenza. Allo stesso tempo anche l’attività dell’uomo non provoca gravi danni. Se scientificamente la barriera ha attirato molto interesse, anche la sua bellezza non è da meno. Grazie alla forma particolare dei coralli, che assomigliano a delle gigantesche rose dal diametro di 2 metri, sembra di nuotare in un giardino fiorito sott’acqua

I coralli a forma di rosa ritrovati nel fondale

Un mondo sempre più in pericolo

La barriera corallina è un ambiente sottomarino dei mari tropicali ed è costituito principalmente da coralli. Si tratta di animali, riuniti in colonie, che ricevono il proprio fabbisogno energetico da un’alga unicellulare presente nei loro tessuti. Per le elevate temperature e i gas serra, assorbiti dall’acqua, i coralli tendono ad espellere queste alghe, perdendo la loro fonte di vita e il colore brillante. Il fenomeno è detto sbiancamento e ha colpito la maggior parte degli ecosistemi marini, compreso quello in Polinesia.

Questa nuova barriera corallina rappresenta una speranza per la salvezza e la salvaguardia di un mondo sottomarino che sta cercando di adattarsi a un ambiente sempre più nocivo. Molti infatti si chiedono se anche questa barriera verrà danneggiata o riuscirà a rimanere intatta e incontaminata.

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