Siamo cose tra le cose ?

Martin Heidegger fu filosofo tedesco e maggiore esponente dell’Esistenzialismo novecentesco. Si è chiesto, per primo, se fossimo davvero cose tra le cose. Egli ci invita a riflettere su noi stessi per trovare una risposta al grande paradosso della vita, in cui ci troviamo gettati.

Heidegger
Heidegger
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Martin Heidegger fu il portavoce dell’Esistenzialismo tedesco del Novecento, anche se non amava definirsi tale. Il suo pensiero, dopo il 1930, subì una grande svolta, tanto che si inizia a parlare di “due Heidegger”: quello di “Essere e Tempo” (1927) e l’Heidegger che emerge dopo la seconda guerra mondiale. Si tratta di un pensatore su cui incombe un’ombra nerissima, che fonda le sue radici nella scelta di aderire al nazismo (scelta che non rinnega, come dimostrano le lettere al fratello Fritz, nemmeno dopo l’esperienza della seconda guerra mondiale).

Tuttavia, a Heidegger va attribuito il merito di aver compreso che l’esistenza all’interno della società di massa capitalistico-occidentale sarà inautentica, effimera e illusoria. Subentra quindi, il quesito esistenziale posto dal filosofo tedesco: Siamo cose tra le cose o qualcosa di più?

Note biografiche 

Martin Heidegger

Nacque a Messkirch nel 1889 da un’umile famiglia cattolica. Nel 1909 si iscrisse all’università di Friburgo alla facoltà di teologia, abbandonata due anni dopo per proseguire gli studi in filosofia e si laureò nel 1913. In seguito ottenne, sempre presso la medesima università, la libera docenza fino al 1923. In questa università dapprima fu assistente di E. Husserl e, in seguito, ne prese il posto fino a diventare rettore nel 1933. Nel 1927 a Friburgo pubblicò il suo capolavoro, Sein und Zeit (Essere e Tempo). In un primo momento, Martin Heidegger aderì al nazismo ma, se ne distaccò ben presto per via di alcune divergenze non del tutto chiarite. 

Nel 1976 morì e la discussione attorno alla vita e al pensiero di Heidegger si rianimò. Iniziò la pubblicazione delle sue opere complete (prevista in circa 100 volumi) per rendere pubblico, al di là delle appartenenze politiche discutibili, un lavoro di confronto teorico-speculativo e di riflessione sui grandi problemi della tradizione filosofica e della natura umana. 

Essere e Tempo, un capolavoro

“Essere e Tempo” il grande capolavoro di Martin Heidegger

Heidegger, all’interno della sua opera omnia intitolata “Essere e Tempo”, compie un’analisi ontologica (=sull’essere) che procede, attraverso interrogativi posti all’esserci (=uomo). L’esserci ha come caratteristica “l’essere gettato nel mondo”. Tuttavia, l’uomo nel mondo entra in relazione con le cose, cioè si prende cura di esse. A loro volta, anche le cose si relazionano all’uomo in base al progetto che egli sta costruendo su di esse. Perciò le cose assumono un significato a partire dal progetto, che l’uomo ha in serbo per loro. Quindi, le cose non hanno un valore univoco in sé, ma assumono significato differente a seconda dell’esserci e del suo progetto. Quindi, i significati delle cose appartengono all’uomo. 

Inoltre, l’uomo non è solo un mero progetto, ma una possibilità di infiniti progetti. Gli uomini sono nel mondo come comprensione delle possibilità esistenziali. Insomma, abbiamo più modi di stare al mondo e possiamo scegliere, per esempio, se fare il bene o il male. Perciò tutti noi siamo esistenze aperte verso gli altri, perché abbiamo più possibilità di progettare e entrare in contatto con altre cose o le persone. Tuttavia, ci sono due modi per relazionarsi con gli altri:

1) Esistenza inautentica

L’uomo è gettato nel mondo e la progettazione della vita, che egli compie, è tendenzialmente inautentica e anonima. Si tratta di un’ esistenza fondata sulla chiacchiera, sulla curiosità per le cose vacue e per l’equivoco. Pensiamo al mondo televisivo, dei social, della politica o dello spettacolo: è la vita della chiacchiera, dell’inconsistenza, dove si dice, si ascolta, si obbedisce perché è così e ci si riempie la bocca di “sentito dire”. Abbandoniamo il dialogare per il chiacchiericcio, poiché è poco impegnativo. Si vive con le curiosità morbose, vacue, inutili e che riempiono il nostro tempo (e non sono quelle curiosità costruttive e che conducono alla Meraviglia, di cui parlava Aristotele).  È la curiosità del nuovismo, dove si vive per la novità senza andare in profondità. 

Si sfocia in una vita inautentica e equivoca, perché non ci si è conosciuti nella nostra vera essenza, in cui tutto, come in un processo di reificazione, diventa cose tra le cose. Questo discorso trova legami anche con lo sport, dove gli atleti più promettenti vengono esasperati e spremuti al massimo delle loro capacità, finché servono e poi vengono amaramente accantonati. E più in generale nel mondo, in cui si è un numero nella carta di credito, nel conto bancario, nella scuola che si frequenta. Così, diventiamo una cosa tra le cose.

2) Esistenza autentica

Secondo Heidegger, di autentico e ineludibile c’è una sola cosa: la morte, che è il punto di arrivo del nostro vivere.  Infatti, nell’ottica del filosofo tedesco, bisogna anticipare la morte, tenendo conto che l’esistenza umana è caratterizzata dalla finitudine. L’uomo deve anticipare la morte (=cioè l’autenticità) ogni giorno nella sua vita e non può disperdersi nel chiacchiericcio e nella non profondità. Non può trasformarsi in cosa tra le cose. 

L’autenticità sta nel dialogo e nella perenne ricerca di una profondità dell’esserci nel mondo e costa fatica. Siamo di fronte a un bivio, in cui possiamo scegliere se progettarci come esseri inautentici o nel loro contrario.  Quindi, si può scegliere di essere cosa tra le cose oppure si può provare a partire dall’angoscia, dalla disperazione e dall’autenticità della morte per provare a costruirsi una vita caratterizzata dalla profondità di una cura di sè, degli altri e del mondo. 

Munch, Malinconia

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