Tempo di lettura articolo: 7 minuti

Vi proponiamo cinque letture imperdibili di alcuni degli autori imprescindibili della letteratura mondiale. Dalla Russia di Dostoevskij all’Inghilterra oziosa di Wilde. Un viaggio nel tempo, nelle città più famose e nella mente di scrittori straordinari. La selezione è stata pensata apposta per l’estate, dal momento che si basa principalmente su letture che si fanno divorare anche sotto l’ombrellone. 

1) Il sogno di un uomo ridicolo di Fëdor M. Dostoevskij

Sono molti i lettori intimoriti all’approccio dei grandi romanzieri russi. Chiaramente, tra questi rientra a pieno titolo anche F.M Dostoevskij. Tutta l’intera sua bibliografia è degna di nota, dal celebre “Delitto e castigo” fino all’opera più matura del suo pensiero “I Fratelli Karamazov”. Pertanto consiglio, per un’ approccio leggero a questo autore, data l’esigua mole di pagine, di partire proprio da Il sogno di un uomo ridicolo” . 

Si tratta di un’opera, che ricalca le tematiche tanto care all’autore e già anticipate, in parte, da Memorie dal sottosuolo. È un racconto fantastico, scritto intorno al 1876 e inizialmente inserito nel “Diario di uno scrittore”. Narra in poche pagine la storia di un uomo, abbandonato da tutti, che ripercorre in un viaggio onirico nella sua vita al fine di comprendere le ragioni del perchè si sia sempre sentito estraneo alla società e alla razza umana. Il tema dello sentirsi vagabondo nel mondo, straniero fra una folla, spatriato e privo di legami, avventure o ricordi per cui valga la pena vivere, viene affrontato da diversi autori, tra i quali anche lo stesso Cesare Pavese con “La luna e i falò”; Albert Camus “Lo straniero”, Jean – Paul Sartre “La nausea” e George Perec “Un uomo che dorme”.   

Il sogno di un uomo ridicolo di F.M. Dostoevskij

Questo breve racconto narra la misera vita di un uomo del “sottosuolo”, cioè l’inferno terrestre abitato da dannati, che conducono un’esistenza fatta di abulia e indifferenza verso qualsiasi cosa. Questa gente del sottosuolo conserva un lucido senso di colpa, che la condanna a vivere un’esperienza carica di esaltazione frenetica e sofferente. A differenza degli altri, il protagonista del racconto ha scoperto il segreto della felicità: «Ama gli altri come te stesso » e proprio in questa assurda proposta d’amore verso il prossimo, che si sviscera la sua “ridicolaggine”, caratteristica emblematica anche del protagonista dell’Idiota.

Tuttavia quest’uomo ridicolo è consapevole dell’impossibilità della buona riuscita del suo progetto, eppure nel predicare quell’antico postulato  trova il senso più profondo della vita umana: mostrare la via di salvezza agli uomini, pur sapendo che non vi è possibilità di riuscita e di vittoria. Questo testo si rivolge direttamente alla società russa dell’epoca dell’autore e ne denuncia i vizi, che allontanano sempre più dalla vera e feconda felicità, la quale è fondata sull’amore e sulla solidarietà, e non sull’avidità e l’egoismo. 

Questa idea di felicità ci riporta al messaggio evangelico, di puro amore, che va al di là di ogni religione ed è prima di ogni potere. Il destino ultimo dell’uomo è quello di realizzare una completa comunione con gli altri uomini, così come suggeriva anche il filosofo tedesco Karl Jasper. Dostoevskij vede nell’individualità e nell’egoismo l’origine della separazione, che si innerva, nostro malgrado, tra gli uomini e che, progressivamente, si occupa di trasformare la Terra in un “sottosuolo” del tutto inabitabile. 

2) Il Maestro e Margherita di M. Bulgakov

Questo romanzo di Michail Bulgakov, medico di origine ucraina e divenuto scrittore nella Mosca di Stalin, dopo aver assistito agli orrori della guerra, ci confida cosa significa essere un genio sotto un regime che diffida di te. Bulgakov riesce a far passare l’idea di come l’ineguagliabile grandezza dell’artista trionfi, sempre, sull’ottusità del potere.

Bulgakov, fin dall’inizio del romanzo, propone la figura del diavolo, Voland, tanto che per molti anni lui stesso lo aveva intitolato “Il mio romanzo sul diavolo”. Nel testo sono presenti lunghe digressioni dalla narrazione principale, ambientata a Mosca, per raccontare la storia di Ponzio Pilato. Perciò si può parlare di “un romanzo nel romanzo”. Lo scritto riguardo alla figura di Ponzio Pilato non è altro che il testo prodotto dall’abbile penna del Maestro, uno dei protagonisti del racconto e l’alter ego di Bulgakov .

Il Maestro e Margherita dio M. Bulgakov

Una trama incredibile, ricca di colpi di scena e personaggi indimenticabili. Una prosa scorrevole, intrigante e capace di trasportarci tra le strade e i locali moscoviti più bizzarri. Taglienti sono le critiche al regime staliniano, che, in filigrana, emergono e ci aiutano a contestualizzare la narrazione e le vicende biografiche del suo autore. Tuttavia, questo non è un romanzo di critica politica o di impianto esclusivamente religioso, ma si tratta di anche un romanzo d’amore. «Quella tra il Maestro e Margherita è una delle storie d’amore più belle» così ha sempre sostenuto Alessandro Barbero, trovando l’appoggio di tantissimi altri critici letterari e dell’opinione comune.

Bulgakov fu uno scrittore tormentato, incerto e privo di stima nelle sue capacità da scrittore. Nato come medico e divenuto nella Russia sovietica scrittore e drammaturgo. Le continue critiche e censure alle sue opere erano come frecce che bersagliavano il suo cuore; infatti egli interrottamente bruciava e ricominciava i suoi manoscritti, che dovevano comporre la sua opera omina.

Quello che ne scaturì, da questa ossessione per la perfezione artistica, è il capolavoro che conosciamo con il titolo de “Il Maestro e Margherita”. Un testo decisamente completo che porta l’orgoglio di potersi chiamare “un classico senza tempo”. È ricco di frasi imprescindibili come «I manoscritti non bruciano» che ormai è scolpita nella memoria comune di chiunque. Si tratta di una frase che divenne fondamentale per indicare la resistenza dello spirito contro la dittatura. Un classico da non perdere sia per le atmosfere avventurose e affascinanti sia per gli elementi fantastici e stravaganti come il gatto parlante di Voland, il quale viene sempre raffigurato seduto su un plico di manoscritti, che i vari loro autori avevano osato bruciare.  

3) Fateci caso quando siete felici di K. Vonnegut

Kurt Vonnegut è uno scrittore fantascientifico americano, ma di origine tedesche. Egli è noto per il celebre “Mattatoio n°5” e per la sua preziosa testimonianza dei bombardamenti, a cui ha assistito, a Dresda. Oggi è considerato uno delle pietre miliari della letteratura americana.  

Vi propongo questa selezione di discorsi tenuti da Mr. Vonnegut nelle più illustri università americane alla consegna dei diplomi, caratterizzati da uno spirito frizzante, stimolante e divertente. Vonnegut  propone una serie di interventi, i quali possono venir considerati come brevi insegnamenti di vita, per esempio “Fateci caso quando siete felici”, da cui deriva poi il titolo della raccolta. Suggerisco di prendere confidenza con la scrittura e l’ironia dell’autore proprio con questo testo.

Fateci caso quando siete felici di K. Vonnegut

4) Il Piacere di G. D’Annunzio 

L’estetismo dannunziano, in questo grande classico della letteratura italiana, dà il meglio di sé. D’Annunzio ci accompagna nella travolgente vita dell’esteta per eccellenza, Andrea Sperelli, come se fosse la nostra. La trama è subordinata alla preziosità e all’eleganza del linguaggio impiegato da D’Annunzio. Ci si trova catapultati nella vita eccentrica di Sperelli, senza porre l’attenzione su nessun altro personaggio Consiglio questa lettura anche a chi non predilige particolarmente i romanzi con sfondo romantico, poiché è un esercizio letterario straordinario e senza precedenti. Credo che la cosa che si possa apprezzare maggiormente sia proprio la penna di D’Annunzio, che ancora una volta ha dato prova del suo eclettismo in materia.

 

Il piacere di G. D’Annunzio

La scelta stilistica e il modo in cui D’Annunzio si esprime, non può assolutamente cadere in secondo piano, proprio perchè se un testo risulta affascinante per i personaggi e gli intrecci, ma vi è a esprimere il tutto una penna scialba e scarna, non renderà mai il pathos che dovrebbe e la lettura suonerebbe troppo semplice e colloquiale, tanto da annoiarci; ma questo non è certamente il caso di D’Annunzio che mostra ancora una volta la sua indiscutiile maestria e eleganza anche nella prosa. 

In questo romanzo, la parola fa decisamente la sua parte; risulta curata nei minimi dettagli al fine di trasmetterci lo spirito esteta, che dimorava nell’animo dell’autore. Questo romanzo ci regala spaccati di vita di un uomo bohème, che ha come unica ambizione quella di amare e essere amato da quante più donne possibili, però, tenendo nel suo cuore la sola Elena Muti.

5) L’importanza di chiamarsi Ernesto di O. Wilde 

Oscar Wilde, in quest’opera composta di tre atti scritta nel 1895, risulta irresistibilmente raffinato, sagace, spiritoso e divertente. Costruisce con abilità dialoghi surreali o provocatori. La scena è ambientata nei salotti della pudica, ma ipocrita nobiltà inglese e narra le vicende di Jack Worthing, elegante uomo dai genitori sconosciuti, e del suo amico Algernon Moncrieff.

La commedia venne inscenata nel 1895 al St James’s Theatre di Londra e si fonda su giochi di parole: tra i due protagonisti, per cui nessuno è del tutto onesto (earnest), né veramente si chiama “Ernest”; infatti entrambi i termini si pronunciano allo stesso modo. Oscar Wilde si dilettò a evidenziare l’importanza dell’apparenza nella società inglese del tempo, nonché l’inaffidabilità di un nome che pare l’unico motivo per amare.

L’importanza di chiamarsi Ernesto di O.Wilde

Wilde stesso confessò di aver scritto una «Commedia frivola per gente seria» ma è altrettanto consapevole di aver utilizzato, tale espendiente, per trasgredire e contestare le dinamiche della sua epoca. Dalla visione della famiglia, all’istruzione fino all’ipocrisia dei matrimoni combinati e unioni scelte su futili motivi come un semplice nome “Ernest”. Insomma, Wilde era un maestro nel deliziarci con le sue critiche circa l’aristocrazia terriera, le speculazioni, il perbenismo e il finto decoro da mostrare in pubblico, che in una società fatta di apparenza come la nostra, la sua parola vive ancora.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here