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Il periodo delle vacanze natalizie porta con sé un’atmosfera di pace e serenità, dove la parola d’ordine diventa “riposo”. Inevitabile non sfruttare questi momenti per recuperare letture in sospeso o i grandi classici, che ci intimoriscono per la quantità di pagine. Alla luce di ciò vi propongo cinque romanzi, diversi per genere e trama, ma capaci di restare nei cuori di tantissimi i lettori.

1) La nascita della Tragedia di Nietzsche

Il primo libro che mi sento di consigliarvi è “La Nascita della Tragediadi Friedrich Wilhelm Nietzsche. Per gli amanti di letture, oserei dire “didascaliche”, propongo questo scritto. Un viaggio nei meandri della tragedia, dalle origini (ancora oggi inspiegabili ed avvolte da una nube di incertezza) fino a raggiungere il proprio tramonto con Euripide.

Nietzsche veste gli abiti di una guida ai nostri occhi, che ci trasporta nella letteratura tragica classica, facendoci conoscere le pietre miliari di questa tradizione. Infatti, chi meglio del filosofo tedesco, padre dei concetti “ apollineo e dionisiaco”, poteva trattare un simile argomento?

“La Nascita della Tragedia” di Nietzsche nell’edizione Adelphi.

2) Il mestiere dello scrittore di Murakami

Ormai il celebre scrittore giapponese, Haruki Murakami, è onnipresente nei consigli di lettura che propongo. Trovo che sia il giusto connubio tra una lettura semplice, ma che allo stesso tempo offre tanti spunti di riflessione. Si tratta di una sorta di autobiografia, in cui Haruki mette per iscritto le sue emozioni nell’essere diventato uno scrittore di fama mondiale. Narra l’ascesa da una condizione di vita particolarmente complessa, fino ad essere riconosciuto come l’emblema della letteratura giapponese moderna. Murakami è conosciuto per la sua vena distopica che infonde nei suoi romanzi.

In essi emergono i due lati della sua personalità: quello più rigoroso, aderente alla trascrizione di eventi, persone, luoghi reali e quello che intreccia i fili di un tessuto narrativo utopistico, nel quale tutto si converte, nulla è chiaro, non ci sono certezze se non la flebile voce di Murakami che ci conduce nei meandri (anche più oscuri) della vita dei suoi straordinari personaggi. Si tratta, quindi, di un libro adatto al cosiddetto holiday mood, poiché non è una lettura impegnativa. Un libro che ci porta alla scoperta di uno degli autori contemporanei più amati. Ci fa vivere in prima persona le esperienze vissute da Haruki, trasportandoci nella sua vita con una delicatezza palpabile.

“Il mestiere dello scrittore” di Murakami nell’edizione Einaudi.

3) I baffi di Emmanuel Carrère

Lo scrittore francese è divenuto noto per Yoga, nell’ultimo periodo, ma anche per “L’avversario”, “Limonov”, “Il Regno” ed infine “Vite che non sono la mia”. Vi consiglio uno dei suoi romanzi di nicchia,I baffi” , che parte con un piglio quasi pirandelliano. Il protagonista è un uomo della borghesia francese, riconosciuto da tutti per i suoi folti baffi (un suo tratto distintivo). Tuttavia, un giorno decide, per scherzo, di tagliarsi i baffi al fine di vedere le reazioni altrui. Nessuno fa caso a tale cambiamento e se dapprima il protagonista ne rimane sorpreso, poi inizia a sprofondare nel baratro della frustrazione.

Sia i conoscenti sia la moglie gli diranno, inoltre, che mai in vita sua egli ebbe i baffi. Questi avvenimenti causano nell’anima del protagonista uno squilibrio individuale, per il quale egli si lascia sfuggire la sua stessa identità. Il percorso che traccia con maestria Carrère è cupo, infatti la lettura è esondante di questo sottile black humor. Un viaggio che porta il protagonista a chiedersi: Chi sono? Chi sono gli altri?  Il lettore viene circondato da sensazioni di angoscia e malinconia sempre più crescenti.

“I baffi” di Carrère nell’edizione Adelphi.

4) 4 3 2 1 di Paul Auster

Per coloro che amano letture leggere, ma che allo stesso tempo siano portatrici di significati, vi consiglio 4 3 2 1.  Un libro che vi accompagnerà per quasi tutte queste vacanze natalizie, se decidereste di dargli una chance. Un’idea divenuta capolavoro, direttamente partorita dal genio e autore anche di “Invisibile” e “Follie di Brooklyn”. Si tratta di una lettura evasiva, che non necessita una particolare attenzione, in quanto non si tratta di un libro molto “impegnativo”.

La trama è estremamente affascinante e capace di incuriosire chiunque. Racconta quelle che potrebbero essere state le quattro vite del protagonista se avesse fatto scelte diverse in passato. Un esercizio di scrittura che è stato amato da ogni lettore di qualsiasi età. Un viaggio alla scoperta di sé stessi, di quello che siamo o di ciò che potevamo essere.  

“4 3 2 1” di Auster nell’edizione Einaudi.

5) L’idiota di Fëdor Dostoevskij

Non è inverno se non si legge qualcosa del grande autore russo Fëdor Michajlovič Dostoevskij. Potrei scadere nel banale e consigliarvi “Notti bianche“, ma non sarà così. Infatti, la scelta che propongo ricade su “L’idiota”. 

Nella scrittura di Dostoevskij c’è sempre uno spazio vuoto destinato a quel personaggio irrisolto. Il libro è composto da quattro parti: la prima parte è articolata in un’unica giornata, scritta dall’autore in circa venti giorni. Un’impresa titanica, deve averla scritta in uno stato di febbricitante attrazione nei confronti di questo narrato.

L’idea che passa per la mente del genio russo è quella di raffigurare un uomo buono e limpido nelle sue intenzioni, il principe Myskin, di cui tutti si prendono gioco e che nessuno lo comprende. Insomma, un vero idiota. L’universo di personaggi che circondano il protagonista, vedono in lui un uomo le cui azioni sono incomprensibili, poiché del tutto sincere, autentiche e soprattutto compassionevoli. 

“L’idiota” di Dostoevskij nell’edizione Einaudi.

La trama la lascio scoprire a voi (se ne avrete l’occasione). Ad ogni modo, si tratta di un romanzo che scava nell’interiorità dell’uomo e che si propone di inscenare la bontà, come una qualità sublime ma da chiunque incompresa, poiché strana. Ormai è insolito che qualcuno si comporti bene o agisca in totale trasparenza. Risulta ancora più singolare che esistano ancora “i buoni” in questo mondo. 

Pertanto, “i buoni” di cui parliamo, non sono altro che gli idioti della società, oggetti di scherni e derisioni. Ma tutto questo perché? La risposta è che la bontà non è più consueta, viene accolta con malizia e si attende l’imbroglio. Viviamo in una società, così come quella di Dostoevskij, in cui tutto è da esaminare. Nemmeno più un gesto gentile lo si accoglie, poiché si presume sia fasullo e ridicolo. Tuttavia, il principe Myskin diviene depositario di una verità esistenziale su quella che è l’umanità che gli altri non riescono a cogliere.

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