I giovani in politica: ostacoli e riforme

La politica interessa ai giovani? Un esempio può essere il Primo ministro francese Attal, che a soli trentaquattro anni detiene questo titolo. E in Italia, qual è la situazione?

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Primo ministro francese, Attal
Primo ministro francese, Attal
Tempo di lettura articolo: 2 minuti

Come riporta il sondaggio condotto dal Consiglio Nazionale dei giovani e dall’istituto Piepoli, il 65% degli Italiani è propenso ad introdurre i giovani all’interno della politica.

Tuttavia, le persone di età superiore ai cinquanta non sarebbero favorevoli al loro inserimento, ritenendoli ancora troppo immaturi per poter prendere decisioni di un certo valore. La maggior parte dei giovani (ragazzi di età compresa tra i diciotto e i venticinque anni) però, non sono minimamente interessati alla politica, infatti, un solo ragazzo su tre nutre interesse per tale ambito.

Un esempio può essere il Primo ministro francese Attal, che a soli trentaquattro anni detiene questo titolo. L’età media all’interno del Parlamento Italiano è di 51,2 anni e i parlamentari al di sotto dei quaranta sono solo 65; quelli nella fascia di età che va tra i 25 ed i 29 anni sono pari allo 0,73%. 

Per promuovere la partecipazione politica dei giovani sono nate diverse organizzazioni e istituzioni che offrono esempi concreti di quello che la politica svolge per arrivare al successo. Questa partecipazione può essere espressa non per forza attraverso il voto elettorale, che è il diritto fondamentale di ogni cittadino, ma anche attraverso l’adesione a un determinato partito politico, l’adesione a manifestazioni o proteste o l’impegno in organizzazioni non governative.

Uno dei grandi ostacoli che blocca i giovani a seguire la carriera politica è la differenza di età che intercorre da quando diventano maggiorenni fino a poter diventare anche solo deputati: infatti per questo ruolo bisogna aspettare i venticinque anni e, per diventare senatori, addirittura i quaranta. Per deviare il problema, dice il finanziario Pisani, bisognerebbe attuare delle riforme che porteranno poi ad un’equiparazione degli elettorati, sia attivi che passivi. Si potrebbe iniziare con la modifica dell’età minima per accedere al Senato, abbassandola di qualche anno per non escludere i giovani da tale carica. 

In conclusione, tutti i giovani dovrebbero poter partecipare alla vita politica, aspirando a qualsiasi carica essi vogliano senza doversi sentire intralciati da limiti imposti solo per la poca fiducia che viene posta nei loro confronti.

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