La maglia a righe non è solo una tendenza che ogni tanto viene e ogni tanto va: ha un passato particolare che l’ha portata ad essere un pezzo immancabile nelle collezioni dei brand più famosi.

Nel corso del Medioevo i capi a righe avevano un significato ben diverso da quello di oggi. Le righe per noi rappresentano eleganza e semplicità mentre, in quegli anni, avevano un significato negativo, erano segno di eresia e disordine. I reprobi, i boia, i ciarlatani, le prostitute e tutte le altre persone emarginate indossavano questi indumenti come marchio distintivo. La riga stava a indicare qualcosa che andava contro la norma, aveva l’obiettivo di attirare l’attenzione, di mettere in guardia. Divenne l’elemento centrale degli abiti dei carcerati perché l’unione delle righe orizzontali degli abiti con quelle verticali della prigione, creavano una trama, una gabbia nella gabbia.

Marinai francesi con il maglione a righe

Verso la fine del Settecento, durante la Guerra d’indipendenza americana, indossare abiti a righe diventa un modo per affermare le proprie simpatie liberali. Con la Rivoluzione francese, invece, le righe acquisirono uno statuto politico e diventarono uno dei simboli della rivoluzione, tanto che fu progettata per i rivoltosi una sorta di uniforme a righe bianche, blu e rosse come la bandiera nazionale.

La maglia “breton” a righe orizzontali, chiamata così perché era diffusa in Gran Bretagna tra i pescatori che indossavano maglioni di lana a righe molto resistenti per ripararsi dal freddo, divenne nel 1858 la divisa ufficiale dei marinai francesi.

La cosiddetta marinière prevedeva 21 righe su fondo bianco, scollo a barchetta e maniche a tre quarti. I marinai erano convinti che le righe rendessero più facile individuare un uomo caduto in acqua. Successivamente, alla fine dell’Ottocento, lo stile alla marinara aveva iniziato a fuoriuscire dalle imbarcazioni avvicinandosi all’abbigliamento da spiaggia per poi diffondersi anche in ambiti sportivi.

All’inizio del Novecento, a Deauville, in Normandia, è proprio Coco Chanel ad avere una brillante idea ribelle e rivoluzionaria. In seguito all’apertura della sua prima boutique, la stilista propone una serie di capi innovativi che subito fanno successo: maglioni di jersey a righe in stile marinaresco.

Audrey Hepburn

Coco, quindi, andando contro gli stereotipi della società, riuscì a trasformare un indumento da lavoro maschile in un capo casual e chic femminile di estrema eleganza e semplicità.  Da questo momento lo stile marinière diventa un classico e tanti personaggi lo hanno reinterpretato a loro modo. Tra le più famose ci sono il mito della femminilità, Marilyn Monroe con la sua breton a righe rosse, l’attrice e modella Brigitte Bardot e a seguire Audrey Hepburn che indossava la marinière in tutte le versioni, quasi fosse una parte di lei.

Il marinière è uno degli stili che ha attraversato più epoche assumendo significati totalmente differenti: da abito per emarginati e carcerati, a quello lavorativo per i marinai, a quello balneare e sportivo, fino ad arrivare a noi, esprimendo finezza e semplicità e diventando un classico di cui non ci si stanca mai.

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Letizia Girelli
Ho 15 anni e frequento il liceo classico Alle Stimate. Ho un fratello più piccolo e una sorella più grande, con cui ho un rapporto speciale di amore e odio. Pratico danza moderna e fino all’anno scorso giocavo anche a tennis. Mi sono sempre piaciute le materie umanistiche, in particolar modo l’epica e la letteratura, che trovo estremamente affascinanti. Amo viaggiare, conoscere nuove culture e parlare la lingua inglese e, fortunatamente, ne ho la possibilità. Nel tempo libero mi piace guardare serie tv, leggere libri e fare lunghe chiamate con i miei amici. Sono una ragazza molto sensibile e determinata, mi piace fare nuove amicizie e passare il tempo con i miei amici. Il mio difetto più grande penso sia quello di vedere sempre prima il bicchiere mezzo vuoto invece che quello mezzo pieno. Non ho ancora un’immagine chiara del mio futuro, ma spero di trovare una professione che mi piaccia e che mi renda felice.

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